Ringhia.
Scatta.
Si irrigidisce e ti fissa negli occhi.
Se hai vissuto questa scena almeno una volta, sai quanto può fare paura.
E sai quanto può far sentire in colpa.
Ma voglio dirti una cosa che forse non ti aspetti:
Il tuo cane non è un cane cattivo.
È un cane che sta cercando di sopravvivere nel modo in cui sa fare.
E fino a quando non capiamo questo, non riusciremo mai ad aiutarlo davvero.
Cos'è davvero l'aggressività nel cane
Prima di tutto, è importante chiarire una cosa:
Aggressività e dominanza non sono la stessa cosa.
Sono due argomenti distinti, e li tratterò separatamente in un articolo dedicato.
Per oggi ci concentriamo sull'aggressività:
Cos'è, perché nasce e cosa fare.
L'aggressività non è un difetto di carattere.
Non è malvagità.
È uno schema comportamentale che il cane mette in atto per garantirsi la sopravvivenza.
È un meccanismo antico, profondamente radicato nella natura dell'animale.
E come tale, non va condannato.
Va compreso, accettato, e poi gestito.
Perché il cane diventa aggressivo
Le risposte aggressive di un cane emergono quasi sempre quando manca una cosa sola:
La leadership.
Quando il cane non percepisce una guida chiara e calma nel suo branco - ovvero in casa con te - si trova costretto a gestire da solo la propria sicurezza.
Ed è proprio lì che iniziano i problemi.
In assenza di leadership, il cane si posiziona in cima alla piramide gerarchica.
Non perché voglia dominare, ma perché qualcuno deve farlo.
E se non sei tu, lo farà lui.
Da quella posizione, le risposte aggressive diventano quasi inevitabili - specialmente quando entrano in gioco le risorse.
Il ragionamento del cane davanti alle risorse
Prova per un momento a metterti nei panni del tuo cane.
Non conosce supermercati, stipendi, frigoriferi sempre pieni.
La sua natura gli dice che il cibo è una risorsa limitata.
Che va difesa.
Che chi la perde, è vulnerabile.
Quando il tuo cane ringhia davanti alla ciotola, o reagisce se ti avvicini mentre mangia, nella sua testa stanno girando ragionamenti molto precisi:
● "Io ti sono superiore nella gerarchia. Non avvicinarti a ciò che è mio." - Questo scatta quando il cane si percepisce in una posizione dominante rispetto al proprietario.
Non è un atto di sfida fine a se stesso:
E' la logica della piramide gerarchica applicata al quotidiano.
● "Non mi fido abbastanza da lasciarti avvicinare alle mie risorse." - Questo invece emerge quando il legame non è ancora solido.
Il cane non ti percepisce come guida stabile, quindi si tutela.
In natura, un animale mangia in fretta, è guardingo, nasconde il cibo.
Le risorse servono per sopravvivere - e nessun animale le cede a qualcuno di cui non si fida.
Suvvia, davvero non riusciamo a metterci nei panni di un cane?
Un errore che aggrava tutto
Molti proprietari, di fronte a un cane aggressivo sul cibo, reagiscono sottraendogli la ciotola come punizione.
Risultato?
Il cane impara che quando arriva il proprietario, le risorse spariscono.
E quindi si difende ancora di più, ancora prima.
È un circolo vizioso che si alimenta da solo - e che nasce dall'ignoranza.
Non dell'uno o dell'altro, ma di entrambi.
Perché il cane non fa differenza tra ambiente naturale e ambiente domestico, specialmente se il proprietario non ha ancora instaurato una guida chiara.
In altri articoli del blog abbiamo parlato di intelligenza associativa.
Ebbene:
Il cane associa.
Sempre.
E se associa la tua presenza a una perdita, si difenderà dalla tua presenza.
Un cane non va condannato per la propria ignoranza.
Ma nemmeno il proprietario.
Come invertire la rotta
Per gestire un cane aggressivo non servono punizioni, urla o tecniche di forza.
Servono chiarezza, costanza e - soprattutto - leadership.
Questo ci fa capire quanto sia vasto il mondo interiore di un cane e quanto valga la pena comprenderlo.
Per questo è fondamentale, se si vuole un cane equilibrato, riuscire ad adottare il suo sguardo.
Vedere il mondo come lo vede lui, per quanto ci sia possibile.
Io sono qui per insegnarti il più possibile questo sguardo.
Affinché tu possa comprenderlo più a fondo e costruire un rapporto vero con lui.
Lavorare sulla tua leadership è il primo passo.
Non il secondo, non il terzo.
Il primo.
Perché finché il cane non percepisce in te una guida calma ed equilibrata, non c'è tecnica che tenga.
Il secondo passo è esercitarti insieme a lui, in modo che capisca che quel comportamento non è più necessario - perché adesso ci sei tu a prenderti cura di lui.
La sua preoccupazione per le risorse, per la sopravvivenza, per la gerarchia, può finalmente lasciare spazio alla fiducia.
E la fiducia cambia tutto.